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Itinerario storico archeologico del Salento da Lecce a Gallipoli

Itinerario storico archeologico del Salento da Lecce a Gallipoli

Il Salento per chi programma una vacanza, una gita turistica o un evento, vuol dire occasione per visitare spiagge e godere del bellissimo mare. Per esempio però un itinerario storico archeologico tra Lecce, la Valle della Cupa, Cavallino e Gallipoli darebbe al turista la possibilità di scoprire una terra ricca di risorse, custode di una storia e di una tradizione varia ed affascinante. Musei e archeologia nel Salento sono temi di non poco conto, almeno quanto mare e divertimento.

 

Prenotate immediatamente un itinerario nelle aree archeologiche del Salento, basta selezionare Archeologia e Musei e la data in cui volete vivere la vostra avventura!

 

Itinerario storico tra i reperti dei Musei tra Lecce e Gallipoli

Provate a fare una visita ai musei salentini e prendete visione dei tanti reperti archeologici e dei residui millenari che popolano questa parte d'Italia. Nel sistema museale leccese forse i più importanti sono il Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce, il Museo del Teatro Romano e il Museo Enrico Barba di Gallipoli, dove sono custoditi i ritrovamenti e i reperti dell'area leccese, di Cavallino, della Valle della Cupa e di Gallipoli.

I ritrovamenti della vecchia Rudiae, dell'antica Lupiae e di San Cataldo in mostra

Lecce sorge su un insediamento messapico dal quale sono venute alla luce numerose tombe, alcuni tratti delle mura, importanti reperti e monili e un interessante sepolcro ipogeo del IV- II secolo a.C. ubicato nel giardino di Palazzo Palmieri, sull'omonima via e impreziosito da decorazioni e sculture.

Si ritiene che, in origine, Lecce sia stata una sorta di sobborgo della vicina e potente Rudiae, ma nel corso del II secolo d.C. Lupiae, nome latino di Lecce, emerse sugli altri centri della zona, divenendo municipium e colonia. Durante l'impero di Adriano (117- 138 d.C.) furono costruiti il teatro e l'anfiteatro, fortunatamente conservati e fu realizzata una strada di collegamento con Porto Adriano (l'attuale località balneare di San Cataldo), sulla costa adriatica.

Durante l'impero di Marco Aurelio, Lecce visse una stagione di grande benessere e ampliamento urbano, interrotto dalla calata dei barbari di Totila. Riconquistata dai Bizantini, restò sotto l'egida di Costantinopoli per altri cinque secoli, fino alla conquista normanna.

Un video del Museo Sigismondo Castromediano per capire cosa vi perderete frequentando solo mare e spiagge

La colonna del Santo Patrono

Giunti a Lecce, si deve necessariamente sostare fuori del centro storico e procedere a piedi verso Piazza Sant'Oronzo. La colonna sulla quale si trova la statua del santo protettore (Sant'Oronzo), è una delle due colonne terminali della Via Appia, quindi proviene da Brindisi dove si trova la sua gemella.

L'anfiteatro romano, i reperti del Museo Provinciale e del Museo del Teatro Romano

A ridosso della colonna si trova l'anfiteatro romano del II secolo d.C. (età adrianea). Gradualmente soffocato nel corso dei secoli per fare da fondamenta ad altri edifici e alla stessa piazza, fu scoperto casualmente nel 1901 e riportato alla luce solo in parte, grazie all'instancabile attività dell'insigne Cosimo De Giorgi, grande intellettuale locale.

In parte scavato nel tufo e in parte costruito in opus reticulatum, presentava gradinate su doppio ordine (di cui si è salvato solo l'ordine inferiore), al di sotto delle quali si snodano i corridoi per un comodo flusso e deflusso degli spettatori. L'arena è divisa dalla cavea da un alto muro, ricco di rilievi con scene di caccia, ora conservati presso il Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce. Da Piazza Sant'Oronzo ci si dirige in Via Augusto e si svolta in Via Arte della Cartapesta, dalla quale si può accedere al teatro Romano.

Un video tour dell'anfiteatro romano di Lecce

Scoperto nel 1929 e portato interamente alla luce nel 1999, il teatro risalirebbe al periodo fra I e II secolo d.C., un periodo di grande splendore per l'antica Lupiae.

La struttura è ben conservata, anche se sono giunte sino a noi solo 12 delle ben 24 file di gradini. La scena è stata isolata dal resto dalle fondamenta dell'attiguo convento di Santa Chiara.

Le statue, di pregevole fattura, rinvenute durante gli scavi, sono conservate e presso il Museo Sigismondo Castromediano e presso il vicino Museo del Teatro Romano.

L'area archeologica di Cavallino

Frequentata dall'uomo fin dall'Età del Bronzo, Cavallino custodisce un'importante area archeologica, costituita soprattutto da resti dell'abitato d'età arcaica.

Nel VI secolo a.C. l'area fu fortificata con mura e fossato, mentre l'abitato presentava ampie strade pavimentate, case in pietra con copertura a tegole.

Fra il VI e il V secolo a.C. Cavallino raggiunse la massima fioritura come città messapica; ne sono testimonianza le sepolture con ricchi corredi funerari in bronzo e ceramica. Intorno alla metà del V secolo a.C. cominciò un lento declino a favore della vicina e importante Rudiae.

Il ritrovamento di una tomba a Cavallino

Il ritrovamento di una tomba a Cavallino

L'area archeologica della Valle della Cupa

Nella depressione denominata Valle della Cupa si trovano i resti dell'antica e potente Rudiae, celebre per aver dato i natali al poeta latino Quinto Ennio (239-169 d.C.).

Fiorente centro messapico ancor prima di diventare un importante municipium romano, di Rudiae si conservano le tracce delle mura, numerose tombe, strade e edifici pubblici, come i resti dell'anfiteatro. Notevoli le porte lapidee di un ipogeo che reca epigrafi affrescate.

Molto del materiale emerso nel corso degli scavi, è conservato presso il Museo Provinciale S. Castromediano a Lecce. La città decadde in epoca romana a favore della nascente Lupiae.

L'area, frequentata già dalla preistoria, conserva le fondamenta delle mura ciclopiche (IV-III secolo a.C.) della fiorente città messapica. All'interno della cinta muraria, lungo la quale correva un fossato, sono state rinvenuti i resti di edifici databili dal periodo messapico fino al Basso Medio Evo e all'Età Moderna, visto che vi sorgeva una poderosa rocca, della quale si conservano i resti, demolita poi nel XVI secolo in quanto covo di pirati.

Particolarmente ricca la necropoli che ha restituito interessanti vasi, monili e reperti, databili a diverse epoche, che si possono ammirare presso il Museo Castromediano di Lecce.

Gallipoli e i preziosi referti custoditi al Museo Emanuele Barba

Città d'origine greca (Gallipoli, dal greco kalè polìs, bella città), dopo essere stata elevata al rango di municipium romano, Gallipoli passò ai Bizantini fino alla conquista da parte dei Normanni (1071). Il castello sorge su più antiche fortificazioni d'epoca romana e bizantina, alle quali si sono aggiunte quelle del Medio Evo e dell'Età Moderna, fino all'imponente struttura aragonese.

Nel Museo Emanuele Barba sono raccolti numerosi reperti venuti alla luce durante gli scavi. Si tratta di sarcofagi messapici, vasellame del VI e V secolo a.C., crateri e vasi magno-greci a figure rosse, nonché numerose e interessanti monete.

Il video itinerario del Teatro Barba di Gallipoli

  • Luogo di incontro

Lecce, nei pressi di Piazza Sant'Oronzo.

  • Percorso dell'itinerario turistico
Lecce, Piazza Sant'Oronzo, Anfiteatro Romano, Museo Provinciale Sigismondo Castromediano, Museo del teatro Romano; area archeologica di Cavallino; area archeologica della Valle della Cupa; Gallipoli, Teatro Emanuele Barba.
  • Durata del percorso

Da due a tre giornate.

  • Difficoltà del percorso

Nessuna.

  • Modalità di esecuzione del percorso

Brevi visite guidate a piedi e spostamenti in auto.

  • Località interessate

Centro storico di Lecce, Castromediano, Valle della Cupa, Cavallino, Gallipoli.