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Cosa visitare a Martano

Chiesa e Convento di Santa Maria della Consolazione dei Padri Cistercensi detto anche Convento di San pasquale (ubicato lungo la Strada Provinciale Martano – Borgagne)

Il complesso monastico fu rivisitato e in parte edificato a partire dalla seconda metà del XVIII sec. in un luogo già fortemente caratterizzato dalla presenza dei ruderi di luoghi di culto legati alla liturgia bizantina, in particolare la veneratissima Cappella della Madonna dei Liori o Ligori. Per l’edificazione del complesso furono, inoltre, impiegati anche materiali provenienti dai due eremi abbandonati di San Biagio e San Giorgio, anche in questo caso legati alla liturgia orientale. In principio il complesso era appartenuto ai Padri Alcantarini legati al culto di San Pasquale Baylon tanto che il luogo è ancora noto come Convento di San Pasquale. Nel 1926 il Barone di Corigliano d’Otranto don Angelo Comi fece dono ai Padri Cistercensi del fondo dove sorge il complesso e insieme al Cavaliere Cosimo Marcucci di Martano si impegnò a far riaprire al culto la chiesa, la quale versava in stato di abbandono e a provvedere al sostentamento dei religiosi che vi si fossero recati per abitare il monastero. La chiesa, pregevole monumento di interesse artistico, era già stata iniziata nel 1686 e i lavori si conclusero verso il 1693. La facciata si presenta volutamente spoglia, come si evince dai propositi del Superiore Provinciale dell’Ordine degli Alcantarini che nel 1686, a lavori iniziati, si rivolse al Sindaco di Martano Oronzo Coricciati esprimendo la ferma volontà dell’Ordine affinché l’edificio si presentasse povero e ridotto all’estremo necessario per le celebrazioni religiose. La facciata, infatti, si presenta spoglia, ma non priva di sobria eleganza, molto lontana dalle esuberanze che Lecce e altri centri della provincia stavano conoscendo in quegli stessi anni con l’esplosione del Barocco Leccese. La facciata si presenta praticamente nuda, caratterizzata solo da un portale essenziale e da un finestrone nella parte alta. Sulla sommità un elegante motivo floreale, quasi una ghirlanda poggiata, serve ad arricchire l’edificio. Sulla sinistra si imposta la piccola torre campanaria del 1915. La chiesa presenta pianta a croce latina con transetto incassato scandita in tre navate da pilastri. Alla elegante povertà dell’esterno fa da contraltare un interno molto elegante e raffinato, ingentilito da colorazioni tenui che esaltano la luminosità dell’edificio, mentre delicati stucchi, di chiaro gusto settecentesco, sottolineano l’andamento delle volte a stella e ritmano gli spazi vuoti delle pareti e del soffitto. Notevole l’altare maggiore al centro del quale campeggia la pregevole tela della Madonna del Carmine, attribuita a Giovanni Domenico o Giandomenico Catalano, pittore gallipolino attivo tra XVI e XVII sec. Ai lati due possenti colonne scandiscono gli spazi, mentre nella parte alta al centro, racchiusa da una elegante cornice, campeggia la piccola effige della Vergine della Consolazione del XV sec. Ai lati dell’altare, all’interno di due nicchie, vi sono le statue di San Bonaventura Vescovo (a sinistra) e di San Pietro Battista martire alcantarino (a destra). Lungo le navate laterali trovano collocazione tre altari per lato. Partendo da destra gli altari sono dedicati rispettivamente a San Pasquale Baylon con la pregevole statua che lo raffigura di scuola francescana e databile al XVIII sec., a San Bernardo Abate, del quale è presenta una statua in cartapesta della ditta Bellè e Romano del 1928 mentre il terzo altare è dedicato a Sant’Antonio da Padova che presenta ancora una pregevole statua lignea di scuola francescana datata 1691. La navata sinistra presenta il primo altare dedicato al SS. Crocifisso son un notevole crocifisso ligneo del 1650. Segue ancora un altare dedicato alla Vergine della Consolazione con un dipinto realizzato nel 1980 da Padre Agostino Caputi, mentre il terzo altare è dedicato all’Immacolata Concezione con una pala del 1857 opera di Giuseppe Romano. Di pregevole fattura anche il pavimento in maioliche dipinte a mano del XIX sec. Il Convento di San Pasquale è celebre anche per la presenza di una ricca pinacoteca, che raccoglie opere di autori locali e forestieri come il pugliese Francesco Saverio Altamura (Foggia, 1826 – Napoli, 1897), Amerigo, Emanuele, Vincenzo e Martino Buscicchio, Giuseppe Casciaro, Agostino Caputi e molti altri. Notevoli, ancora la collezione numismatica, la ricca biblioteca e le opere di artigianato realizzate dagli operosi monaci, attivi anche nella produzione di rimedi omeopatici e di prodotti realizzati con erbe medicamentose.