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Cosa visitare a Galatina

Chiesa Matrice di San Pietro (ubicata in Piazza San Pietro)

La Chiesa Madre di Galatina è una delle più grandi chiese in stile Barocco Leccese del Salento. Edificata nel corso del XVI sec., quando la città con oltre 5000 abitanti era una delle più popolose del leccese, era destinata ad ospitare una numerosa e prosperosa comunità legata, ancora agli inizi del Cinquecento, alla tradizione orientale della liturgia bizantina. Dalle visite pastorali del XVI sec. la Chiesa Madre di San Pietro aveva pianta basilicale a tre navate con copertura a capriate lignee e con ben dodici altari. Agli inizi del Seicento, quando Galatina aveva conquistato un ruolo di prim’ordine nell’economia del territorio, l’Università della città decise di ricostruire la vecchia parrocchiale ormai incapace di rappresentare una comunità fiera del proprio status. I lavori iniziarono nel 1633 e furono portati a termine nel giro di pochi anni, com’è riportato nell’epigrafe  dell’architrave che divide i due registri della facciata. Nel 1640 la chiesa poteva sostanzialmente dirsi ultimata. La lunghissima facciata che domina Piazza San Pietro si articola su due piani. Il registro inferiore presenta tre portali, uno per navata. Il portale centrale presenta delle colonne binate impostate su un unico basamento, motivo caro alla tradizione leccese. Le colonne, il cui fusto liscio presenta delle ghirlande di fiori a circa un terzo dell’altezza, si concludono con dei capitelli in stile composito che sostengono una trabeazione liscia, sulla quale due volute vegetali, sormontate da angeli, inquadrano la statua della Vergine Immacolata ubicata in una nicchia. Ai lati due nicchie contengono le statue di San Pietro, a sinistra e San Paolo, a destra che, secondo la tradizione, sostarono a Galatina nel loro viaggio verso Roma. Le tre nicchie si presentano sormontate da puttini alati. I portali laterali presentano il medesimo impianto, ma senza colonne binate, mentre le edicole che sormontano gli ingressi contengono le statue di San Raimondo Nonnato e di San Pietro Nolasco. Nella parte alta due ampie finestre traforate illuminano le navate laterali. Quattro poderose paraste a fusto liscio, terminanti in capitelli compositi, scandiscono gli spazi in facciata. La cornice che divide i due registri della facciata reca la lunga epigrafe che ricorda lo spirito che guidò l’edificazione della grande chiesa: “PRINCIPI APOSTOLORUM ORDO SACER ET CIVES GALATINAE URBIS RAEDIFICAVERE A.D. MDCXXXX”
Il registro superiore si presenta in linea con l’edilizia sacra leccese del XVII sec. Al centro il rosone è stato sostituito da un ricco finestrone traforato, al centro del quale fa bella mostra di sé l’insegna araldica di Galatina, inquadrato da due colonne con fusto finemente lavorato. Nelle lunette e nella trabeazione puttini alati e stilemi vegetali ingentiliscono senza appesantire gli elementi di fabbrica. In alto, sulla cornice del finestrone, si apre un piccolo rosoncino mentre ai lati due nicchie contengono statue di Santi. Due paraste a fusto scanalato e terminanti in capitelli in stile composito inquadrano il registro superiore, mentre ai lati due volute raccordano i due registri. Alle estremità si impostano due alti trionfi vegetali. Lo sviluppo verticale della grande chiesa si conclude in un timpano a lunetta al centro del quale, tra due cornucopie, spicca ancora l’insegna dell’urbe di Galatina. La parte alta della chiesa fu terminata solo nel 1770, dopo il grave terremoto del 1743 che compromise non poco l’edificio. A ricordo dell’ultimazione dei lavori ricorre l’epigrafe:
“INCHOATUM OLIM OPUS TANDEM PIETATE CIVIUM PERFECTUM A.D. 1770
D. ANGELO VERNALEONE SYNDICO”
In alto ancora due trionfi vegetali ai lati e la Santa Croce al centro impostata su volute vegetali. L’interno presenta un impianto basilicale a tre navate terminanti in tre absidi e senza transetto, con altari ai lati impreziositi da ricche tele. L’interno è sostenuto da ben sei poderosi pilastri quadrati ai quali si addossano quattro semicolonne, una per lato, generando il motivo del pilastro fasciato da colonne. I pilastri, raccordati a semicolonne ubicate lungo le navate e presso l’abside, generano ben quattro campate lungo nella navata centrale e altrettante lungo le navate laterali, tutte voltate a croce. La navata centrale presenta una stupefacente e altissima volta a vela nelle cui lunette si aprono piccoli rosoni per illuminare gli interni. L’interno della matrice fu completamente rivisto negli anni Settanta del XIX sec. con l’asportazione dei ricchi altari barocchi e la sostituzione con ricche tele, modificando di fatto l’ordine figurativo della chiesa. Al pittore napoletano Vincenzo Paliotti, nel 1874, fu commissionata la decorazione ad affresco della volta con Storie della vita di San Pietro, mentre nel 1877 il pittore romano Domenico Primavera restaurò le tele della controfacciata, tra le quali la celebre Lavanda dei piedi del leccese Serafino Elmo, datata 1756. Entrando in chiesa, lungo la navata destra si incontrano i seguenti altari:
-   altare dell’Assunzione con omonima tela del XVII sec.;
-   altare dell’Addolorata con tela raffigurante la Vergine Addolorata databile al XIX sec.;
-   altare di S. Francesco d’Assisi con tela raffigurante S. Francesco che riceve le stigmate della fine del Cinquecento;
-   altare di San Giuseppe con omonima tela opera del Maccagnani e databile al 1879.
La navata sinistra presenta, partendo dall’ingresso, i seguenti altari:
-   altare e tela del Rosario;
-   altare dedicato a San Pietro con una bellissima tela raffigurante la Crocifissione di San Pietro del pittore galatinese Pietro Picca, attivo nel Seicento;
-   altare dell’Immacolata con una bellissima tela omonima databile alla fine del XVI sec.;
-   altare del Carmine con una bellissima tela raffigurante la Madonna del Carmine.
Le absidi/cappelle ai lati dell’altare conservano, rispettivamente, la cappella di destra la statua di San Pietro, opera di Giuseppe Cino, il noto scultore leccese attivo tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento e il notevole busto reliquiario in argento del santo apostolo, mentre la cappella a sinistra conserva la statua dell’Immacolata, opera del grande scultore napoletano Giuseppe Sanmartino (XVIII sec.). Uno studio accurato dell’impianto, della facciata e delle decorazioni rivela la presenza a Galatina, tra Sei e Settecento, di alcuni grandi artefici della stagione barocca a Lecce e nel Salento quali Giuseppe Zimbalo e maestranze ad esso legate, come Placido Buffelli, il clan neretino dei Pugliese, attivo sicuramente in facciata e lo stesso Cino, illustre architetto e scultore. La presenza di queste figure di grande spessore dev’essere messa in relazione con la nomina ad Arcivescovo di Otranto, sotto la cui giurisdizione ricade Galatina, del mercedario Adarzo de Santander le cui insegne ricorrono più volte in facciata. L’arcivescovo, in stretto contatto con il potente Vescovo leccese Luigi Pappacoda, grande mecenate e committente della riqualificazione di Lecce nel corso della seconda metà del XVII sec., potrebbe aver voluto emulare le gesta del potente prelato leccese, sfruttando anche lo spirito di rivalsa della città di Galatina, assurta ormai al rango di centro culturale oltre che commerciale, dell’entroterra leccese.