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La storia di Porto Cesareo

Porto Cesareo: splendida spiaggia di sabbia bianca e mere limpido e cristallino estesa su un tratto di costa di circa 20 km, offre tratti di spiaggia attrezzata alternati a tratti di spiaggia libera. La spiaggia di Porto Cesareo baganta dal Mar Jonio noto per le sue acque trasparenti che le dona un fascino tropicale, dispone di diversi servizi e strutture turistiche. Litorale jonico di grande suggestione, con ampie spiagge dorate e acque cristalline, e' una delle localita' piu' attraenti della costa salentina. Sabbia bianca, mare con acqua incredibilmente trasparente, fondali meravigliosi, da non dimenticare l'Area Marina Protetta di Porto Cesareo, situata nella parte orientale del golfo di Taranto che costituisce la zona piu' settentrionale del mare Ionio 
Porto Cesareo una delle località turistiche piu' belle del litorale salentino, centro peschereccio caretterizzato da un piccolo Vista dall'alto dell'Isola Grande detta anche Isola dei Conigli, a circa 1 km dalla costa, distesa di fitta vegetazione anora selvaggia e incontaminata.

Porto Cesareo è una piccola penisola dello Ionio ubicata sul litorale tra Taranto e Gallipoli, la località è caratterizzata sia dalla presenza di bianche e lunghe distese di sabbia bianca, sia da zone lacustri.

Porto Cesareo è conosciuta come l'antica Portus Sasinae, fondata dagli abitanti di Saseno, piccola isola vicino Valona, in Albania.
Nei tempi si è chiamata Cesaria o anche Torre Cesaria per via della presenza di un importante torrione di avvistamento e di guardia.

Ai tempi dei romani era denominata Portus Sasinae, di quel periodo però non rimane alcun segno, tranne sette pilastri monolitici marmorei inabissati. Cesaria fu abitata già dalla preistoria. Sul territorio cesarino i primi insediamenti dell'uomo risalgono al XVIII e XVII secolo a.C., un periodo in cui l'uomo, aveva smesso di fare il nomade, e si assicurava la sopravvivenza tramite le attività di pesca e pastorizia. I luoghi di ritrovamento dei reperti archeologici sono due; il primo: il villaggio sulla Penisola della Strea, il secondo: in località "Scalo di Furno" oppure "Scalo di Forno" risalente all'Età del Bronzo. Si tratta di un villaggio protostorico a capannicoli, circondato da mura di difesa alte circa 2,5 metri; che fu frequentato da marinai di provenienza greca, si presume ci sia stato un bazar ed un mercato, sono state rinvenute ceramiche, sculture votive, e un'area cultuale dedicata alla dea Thana.

Nel 1500 a.C., nella zona di Porto Cesareo sbarcarono marinai cicladici, minoici e ciprioti, che portarono alla dominazione micenea. Sul finire dell'anno 1.000 a.C. e negli anni successivi, la zona del litorale delle attuali Torre Sant'Isidoro, Porto Cesareo e Torre Lapillo subirono l'invasione illirica. Le condizioni socio economiche e culturali della zona cambiarono notevolmente. I ritrovamenti fatti in quel tratto di litorale sono di eccezionale pregio ai fini della ricerca archeologica. L'unione di diverse culture dell'area mediterranea influenzò lo sviluppo del popolo messapico, ne derivò infatti un incrocio tra le popolazioni locali dei japigi e quelle dell'altro versante del mare Adriatico.

Un altro mutamento radicale della società salentina si ebbe nel XI secolo, con l'arrivo dei Normanni; la Chiesa di Roma vide l'opportunità di restaurare il proprio dominio, che era stato perduto per oltre cinque secoli. In questo contesto vi fu l'edificazione a Cesaria di una chiesa dedicata alla Santa Maria di Cesaria sull'Isola Grande, volgarmente conosciuta come "Isola dei Conigli", di quella chiesa oggi però quasi non esiste più traccia. Dopo i Normanni ci fu la dominazione di Carlo I d'Angiò. Cesaria in questo periodo si rese indipendente, come mai prima, dalla vicina Nardò. Durante il medioevo invece Cesaria, come tutto il Salento, fu sotto la dominazione aragonese.

Tutta la zona costiera di Porto Cesareo più volte si trovò a subire le scorrerie da parte di popolazioni barbare e saracene, e la diffusione della malaria come conseguenza della presenza di acquitrini e zone paludose.
Nell'anno Mille, dei monaci basiliani edificarono nella zona della attuale Porto Cesareo un'abbazia che rimase aperta fino al XV secolo. Nel frattempo il feudo diventò di proprietà della famiglia degli Orsini del Balzo, principi di Taranto, poi degli Acquaviva, duchi di Nardò, in tale contesto Cesaria crebbe come area portuale di riferimento per gli scambi di olio e grano in direzione della Sicilia, e verso Genova e Venezia. In quello stesso periodo si cominciò la costruzione della "Torre Cesarea", e di tutte le torri di avvistamento ancora oggi visibili lungo il litorale salentino. In alcuni casi, però, il materiale impiegato era costituito da lastroni messapici, così contribuendo alla devastazione delle tracce di questo orgoglioso popolo. 

Nel 1570, la torre di Cesarea fu ultimata, più grande delle altre perché non ospitava, come ordinariamente accadeva, un caporale, bensì il castellano. Quest'ultimo era gerarchicamente più importante dell'altro perché comandava i presidi militari anche delle torri vicine, nel caso specifico le guarnigioni di tutte le torri costiere del mare Ionio. La torre era comarca, termine di etimologia spagnola, con cui si faceva riferimento appunto al livello gerarchico della figura che vi risiedeva.
Dopo cinquanta anni dalla sua costruzione la torre fu abbattuta, a causa di un errore commesso nella costruzione e venne ricostruita nel corso del 1622.

Nel XVIII secolo questo territorio subì nuovamente un deciso calo demografico, l'allontanamento della popolazione, l'impaludamento dell'area, l'imperversare della malaria. A breve però Cesaria recupererò lo spazio perduto: vide nuovamente il suo feudo tornare a popolarsi e segnò una netta ripresa economica e sociale. L'impianto di uno strumento per la pesca del tonno attrasse l'attenzione di alcune famiglie nobiliari leccesi, come quella dei Muci, che acquisirono il feudo e lo detennero fino alla eversione della feudalità.

Il centro da allora non smise mai più di crescere, alla fine del 1800 contava solo qualche centinaio di anime, fu allora che venne edificata la chiesa intitolata a S. Maria. Si raggiunsero i quaranta nuclei familiari, e oltre alla chiesa fu necessario un parroco presente in pianta stabile.
A contribuire a questa tendenza positiva fu la bonifica, voluta dai governi fascisti, delle terre dell'Arneo, l'entroterra cesarino. Fu in questo periodo che Porto Cesareo si cominciò a denominarla utilizzando il toponimo attuale.

La spinta economica di Porto Cesareo, nel corso dell'ultimo secolo è dalla metà del precedente è da attribuire alla risorsa rappresentata dal turismo balneare. L'agglomerato urbano inizialmente sorto intorno alla torre iniziò a distribuirsi nel tratto della costa, sia in direzione sud che nord della litoranea, raggiungendo la lunghezza di 3 km.

Alla fine degli anni Cinquanta, l'economia ricevette un impulso anche dalla attività della pesca. Nel 1975 i residenti di Porto Cesareo si resero conto di aver raggiunto una situazione tale da permetter loro di chiedere e ottenere plausibilmente l'autonomia dal comune di Nardò, di cui era frazione. E infatti in tale data Porto Cesareo divenne comune autonomo.

Porto Cesareo oggi offre 17 km di spiaggia dorata e acque limpide. Dirimpetto un arcipelago di isole con una folta vegetazione e una ricca fauna. E' stata designata area marina protetta, per la presenza di una cospicua ed eterogenea fauna marina di enorme valore biologico. L'area si estende per 7 miglia dalla costa, e per tutto il tratto costiero che va dalla località di Punta Prosciutto a nord e Torre dell'Inserraglio a sud.

Il comune di Porto Cesareo ha inoltre un primato negativo: risulta essere il secondo comune con più atti di abusivismo edilizio d'Italia.

Mappa Porto Cesareo