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La storia di Otranto

Situato sulla costa adriatica della penisola salentina, e' il comune piu' orientale d'Italia: il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascia, a sud del centro abitato, e' il punto geografico piu' a est della penisola italiana. Il litorale, esteso per circa 25 km, si alterna a lunghi tratti sabbiosi, specie nella parte settentrionale, a tratti rocciosi a picco sul mare. Nel tratto a nord di Otranto si incontrano spiagge basse e sabbiose bagnate da un mare limpido e di un colore azzurro intenso. Particolarmente interessante e' la zona dei due bacini, i laghi Alimini. Ad Otranto vi e' una localita' chiamata LAGHI ALIMINI, lunga distesa di sabbia, dove sono presenti tratti di costa con spiaggia libera, alternati a lidi attrezzati. Otranto offre diverse spiagge, tra cui la spiaggia del paese piccola e affollata che pero' offre un mare azzurrissimo. Tra le spiagge di Otranto una delle piu' famose e' la Baia dei Turchi presso la localita' Laghi Alimini. Oggi Otranto e' sicuramente una delle piu' belle ed interessanti localita' salentine, cittadina moderna e turisticamente attrezzata: il suo centro storico, le mura, i vicoli e i palazzi, sono testimoni di tanta storia ed antico splendore.

Ad Otranto sono stati rinvenuti numerosi oggetti risalenti all'età del bronzo: ceramiche, ciotole micenee che risalgono ad un periodo compreso tra il XIII e il XI secolo a.C., quindi la zona di Otranto era abitata certamente già da quei tempi. Le colline calcaree di Otranto erano sede di casupole e baracche realizzate con l'ausilio di pali sistemati nella roccia e poi ricoperte di arbusti e fogliame. Moltissimi sono gli esempi di contatto tra Otranto e gli abitanti delle zone introno all'Egeo.

Nell'età del ferro, risalente invece al periodo che va tra l'XI e il X secolo a.C., giunsero nel Salento e ad Otranto i Messapi. Questi ultimi arrivarono in Italia per scampare agli attacchi dei nemici e anche perché trovarono nelle terre delle attuali cittadine di Rocavecchia, Manduria, Vaste, Muro, Alezio il posto ideale dove rifugiarsi in un primo momento e poi stabilirsi definitivamente. Il vocabolo "Messapia" vuol dire "terra di mezzo", ovvero le terre che sono in mezzo tra la penisola italica e la civiltà ellenica, ovvero l'area del Salento.

I Messapi furono capaci di dar vita ad una civiltà composita, edificarono città, utilizzarono Otranto come porto di scalo lungo il versante Adriatico, importantissimo per scambi e traffici commerciali.
Durante l'età della Magna Grecia e di Roma, Otranto aveva già tutte le caratteristiche delle città greche: la configurazione urbana, gli usi e costumi, la lingua. Durante il periodo della conquista di Roma, Otranto era una delle città marinare di maggiore importanza in Puglia. Otranto prosperava sia nel settore mercantile che in quello dell'artigianato locale, specie nella trasformazione delle sostanza coloranti e dei tessuti. Aveva raggiunto una tale importanza commerciale che vi risiedeva anche una comunità ebraica.

Nel momento in cui arrivarono ad Otranto i romani, questi trovarono già pronta una rete viaria articolata che collegava ottimamente Otranto con il resto del Salento e con il resto della Puglia.

I Romani resero più efficiente e robusta questa rete, collegandola e integrandola alle loro già esistenti arterie commerciali.
Nel 162 a Otranto fu aperta una zecca, il porto di Otranto crebbe di importanza fino a mettere in discussione la secolare supremazia del porto di Brindisi. Questa situazione si rinsaldò successivamente, nell'età paleocristiana.
Nell'età cristiana, in seguito alla nuove necessità e alla evoluzione della città dal punto di vista organizzativo, cambiarono sia l'ordinamento giuridico che le strutture economiche.

Dopo il declino di Roma, a Otranto arrivarono i bizantini. Alla fine del VI secolo, sotto Bisanzio, Otranto si fornì di bastioni, mura e torri fortificate per difendersi dall'attacco delle popolazioni barbariche. Durante la seconda dominazione di Bisanzio, Otranto visse il momento di massimo splendore. La sua popolarità e notorietà aumentarono rapidamente. Questo fu il periodo in cui vi si affermò il rito greco.

Con i bizantini ad Otranto giunsero anche quei monaci che fondarono nel corso del XI secolo l'abbazia di San Nicola di Casole, il cenobio era considerato il centro più importante d'Europa  per il monachesimo italo-ellenico, il cardine della cultura cristiana durante tutto il periodo del medioevo, il monastero più ricco del meridione italiano; esso infatti disponeva di una vastissima raccolta di libri e i monaci amanuensi ivi residenti erano noti ovunque.
Nell'XI secolo i Normanni si erano impadroniti di quasi tutta la Puglia, tranne che di Brindisi, Taranto e Otranto, che era ancora sotto Bisanzio, ma che poté resistere solo fino al 1064. Tuttavia il nuovo dominatore non apportò cambiamenti radicali alla città, cercò solo di migliorare quanto già era stato fatto in precedenza: perfezionando il complesso architettonico difensivo del castello e della cinta muraria.

Il 1088 fu l'anno della consacrazione della Cattedrale, la piazza antistante era il centro vitale del paese. I Normanni nel periodo della loro dominazione condussero un lavoro di preparazione, preludio della nascente società dei Comuni, inoltre assegnarono al vescovo della città una particolare importanza che mai prima questa figura ecclesiastica aveva avuto.
Nel 1266 Otranto cadde sotto la dominazione di Carlo I d'Angiò, che si impadronì di tutta la penisola italica meridionale. Carlo d'Angiò fu un governante tutto sommato equo, saggio e previdente; tuttavia non riuscì mai ad accattivarsi la simpatia degli Otrantini, che alla prima occasione di disordini nel Salento contro la dominazione angioina, colsero l'occasione per schierarsi apertamente contro la famiglia reggente. Per questo Otranto subì delle punizioni come accadde per altri centri salentini, solo successivamente, nel corso del Trecento, Otranto raggiunse un ottimo livello di prosperità economica e tranquillità sociale, e dunque poté godere del favore dei regnanti.

Dopo il periodo angioino ci fu quello di Alfonso d'Aragona. Quando giunse il 1480 e il dramma della invasione turca, Otranto era uno dei centri più popolosi del sud Italia, con una economia fiorente e con un eccezionale dinamismo culturale. Già prima della tragedia del 1480 gli otrantini furono costretti a  causa di frequenti invasioni di rifugiarsi nelle grotte dell'immediato entroterra.

Ma il 28 luglio del sopradetto 1480, ben 18.000 turchi giunsero nelle acque di fronte alla città, con 150 imbarcazioni. Gli otrantini tentarono di resistere all'attacco sferrato dagli ottomani ma non furono in grado di resistere a lungo. I turchi furono spietati con le cose e con le persone. Ben 800 uomini furono decapitati per aver rifiutato la conversione all'islamismo. Ancora oggi si è in attesa che la Chiesa si pronunci definitivamente sulla loro santificazione.

Gli aragonesi chiamati da Otranto in soccorso giunsero in ritardo, tuttavia furono pronti a prendere quelle decisioni necessarie a ripristinare tutti quegli elementi che avevano reso Otranto bella e prospera: fecero ricostruire e fortificare le mura di difesa, lo stesso per il castello; anche l'abbazia di Casole era distrutta; fu ripristinata l'area del commercio e la Cattedrale; vennero letteralmente rifatti i conventi dei domenicani, di San Francesco, degli osservanti e quello dei cappuccini.
Durante il cinquecento Otranto si riprese dallo shock subito, tornò a crescere sotto ogni aspetto. Angioini e veneziani se la contesero, gli Ottomani la assaltarono di nuovo, in queste occasioni però Otranto si oppose efficacemente. In questo secolo ci furono le prime manifestazioni del Barocco.

Il Seicento fu il secolo buio per Otranto: era stremata dalle violenze ottomane e dall'impulso iniziale della ricostruzione della intera cittadina. Gli otrantini tirarono i remi in barca. La città in un certo senso si fermò, iniziò ad involvere, si arrestò l'economia e la crescita demografica che era stata fino a quel momento costante; le manifestazioni culturali si annullarono; l'edilizia ristagnò. A questo si unì la paura che le incursioni dal mare potessero nuocere gravemente alla popolazione; parte di essa lasciò la cittadina e decise di trasferirsi in un posto più sicuro.

Nel 1614 e 1644 Otranto respinse ancora attacchi turchi alla città, molte terre intorno ad Otranto furono abbandonate, favorendo il diffondersi delle aree paludose e quindi il rischio di diffusione della malaria.
Nel corso del settecento Otranto tornò a crescere, specie l'edilizia, anche se moderatamente. Alcune famiglie residenti altrove decisero di investire in beni immobili.

Nel 1800 la campagna intorno ad Otranto era completamente invasa dalle paludi, l'area dei Laghi Alimini era misera, incolta e abbandonata. Poche masserie abitate di rado e semidistrutte; aria malsana e malaria erano i fattori predominanti.
Per questi motivi il Genio Civile di Bari condusse uno studio dell'area al fine di approntare un piano di risanamento che riguardò la bonifica di 2.300 ettari. Risanare quest'area significava salvaguardare la popolazione della intera provincia. Alle paludi furono sottratti spazio e terreni coltivabili, si ritornò all'agricoltura.

Nel corso di questo secolo le mura e il castello di Otranto furono rimaneggiati, addirittura si arrivò al "crimine urbanistico", così è stato definito: il fossato fu ricoperto di terra e brecciolina, una parte delle mura demolite, tutto con lo scopo di realizzare una strada che consentisse l'accessibilità al centro storico. Oggi allo scempio si è in qualche modo messo riparo.
Tutta la zona degli Alimini è stata appoderata, tantissime famiglie disagiate ebbero la possibilità di avere un terreno agricolo da poter sfruttare, perché sottratto alle paludi e poi dotato di quelle infrastrutture minime per la irrigazione e la coltivazione in genere. Ci sono stati ingenti finanziamenti destinati al recupero di queste aree nel corso degli anni. Dalla vocazione agricola però in breve tempo si è passati alla vocazione turistica.

Nel corso degli ultimi due secoli Otranto ha goduto nuovamente di una ripresa tale da riproporla sulla scena nazionale e internazionale. Sia la zona dei Laghi Alimini che Otranto propriamente detta hanno potuto sfruttare al meglio il fenomeno turistico, divenuto nel frattempo un fenomeno di massa. Le famiglie gentilizie che tanto fecero per Otranto sono scomparse lasciando posto a chi si reca in questi ameni luoghi per trascorrere le vacanze estive e non solo. Tantissime sono le strutture ricettive sorte nel comprensorio di Otranto negli ultimi 50 anni: Valtur, Serra Alimini, Conca Specchiulla, Baia dei Turchi, un villaggio Club Med, il villaggio turistico Bravo Club Alimini, il Villaggio hotel Kalìa, il residence villaggio Alimini Smile Park, l'Hotel Resort SPA I Basiliani

Mappa Otranto