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Menanthol del Manfio Ruffano

Il Menanthol del Manfio sorge in una bella località in altura, su una serra, e da cui il megalite trae il suo nome; da qui il panorama spazia lungo tutta la costa da Ugento a Gallipoli, in questo posto si congiungono i territori comunali di Casarano, Ugento, Ruffano e Taurisano; il sito è ricco di spelonche e cisterne, di tantissime piccole specchie, la cui frequenza porta ad escludere che siano dovute alle attività di spietramento del territorio condotta dai contadini.

Nei pressi dell'antica pietra forata si trova il cenobio Basiliano di Santa Costantina, denominato anche Cripta del Crocefisso e un altro megalite, un probabile Menhir rotto, monco, con una scanalatura lungo un lato; nascosto dalla vegetazione naturale tipica della dalla macchia, protetto da rovi e querce spinose, sul versante occidentale della collina, nel territorio comunale di Ruffano, si trova il Menanthol, questa specie insolita di Menhir con un buco nel mezzo.

Si tratta di un macigno grossolanamente squadrato conficcato nella roccia, di forma rettangolare irregolare alto poco più di un metro e mezzo, conosciuto dalla popolazione locale come la tartaruga, sulla sommità presenta una cavità a forma di V, una sorta di coppella con all'interno alcuni solchi, che in passato probabilmente servivano a raccogliere un liquido; in fine, sulla faccia volta a oriente si può vedere incisa una croce.

Appena al di sotto della croce si scorge il buco leggermente spostato dall'asse mediano del Menhir, la superficie del foro appare liscia da una parte, più ruvida dall’altra, il pertugio farebbe pensare a rituali di passaggio di qualche tipo, ma non potremmo mai ipotizzare quali.

Sicuramente la fessura è troppo piccola per garantire i riti guaritori e rigenerativi che poteva e può concedere il Menanthol della Chiesetta di San Vito a Calimera, forse, invece, serviva come strumento astronomico, oppure per la misurazione del tempo.

Non si può dire con certezza se il buco abbia la stessa età del megalite, la pietra di cui è fatto il monolite è abbastanza tenera e di origine calcarea, quindi si potrebbe ipotizzare che ad aver procurato il varco siano stati gli agenti atmosferici nel corso dei secoli.

La croce incisa su di esso invece risale ad una epoca successiva a quella di origine del megalite, ovvero si riferisce al periodo in cui la Chiesa richiedeva la cristianizzazione delle strutture megalitiche, ritenute simboli del demonio, se prive della croce.