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I dolmen di Giurdignano, il giardino megalitico d'Italia

I dolmen ancora integri presso Giurdignano sono ben sette, benché in realtà se ne possano censire nove, tuttavia ce n'erano molti altri, ma di questi neanche i resti sono più localizzabili.

I dolmen del giardino megalitico di Giurdignano

Dolmen Cauda o Delle Caude

Era coperto da una lastra rotta già da quando fu rinvenuto più di un secolo fa, la sua apertura era rivolta a Sud-Est, anche questo, come altri monumenti megalitici, fu ritrovato dal Maggiulli nel 1893. Di questo monumento si conservano foto al Museo Sigismondo di Castromediano.

Dolmen Chiancuse

Si trova nella contrada omonima, in un fondo privato denominato Rose, lungo la S.P. Giurdignano Minervino, spesso, se andrete a visitarlo lo troverete ricoperto di vegetazione naturale, all'interno di una zona di campagna e non facilmente visibile.

Il Dolmen, a causa dell'incuria e per la sua età non giovane non si trova nella posizione in cui era alle sue origini, gli ortostati risultano spostati e la lastra di copertura conseguentemente è crollata. La sua apertura è orientata Nord Nord-Est, la sua scoperta è dovuta al Maggiulli e riale al 1883; il De Giorgi in seguito lo ha studiato e descritto.

Dolmen Grassi

Forse il più importante dei giurdignanesi, il Dolmen Grassi si trova nella immediata periferia del comune, sorge lungo la S.P. Giurdignano Minervino di Lecce, in zona vicinale Sant'Angelo, all'interno di un uliveto.

Questo dolmen ha la caratteristica di essere diviso in due parti distinte apparentemente, tanto che non è possibile affermare se si tratta di uno solo o due monumenti. Le due camere si oppongono ed è possibile che in passato ci fosse una terza lastra più grande che copriva tutti gli ambienti dolmenici oggi visibili.

La parte nord è in parte crollata, mentre la parte sud presenta il lastrone ancora saldamente poggiato su 5 ortostati. l'apertura è orientata a Nord-Ovest; fu rinvenuto dal Maggiulli nel 1883.

Dolmen Gravasce

Questo monumento non è più visibile perchè è completamente scomparso, fu segnalato dal Maggiulli nel 1910, ma già nel 1930 si hanno testimonianze del fatto che non esistesse più, probabilmente distrutto dai contadini; il De Giorgi appurò che la lastra superiore, invece di poggiare come quasi sempre accade su dei monoliti, poggiava in parte sulla roccia affiorante e in parte su due macigni alti quasi mezzo metro. Lo stesso studioso dichiarava che era incerto del fatto che si trattasse di un dolmen in quanto molto diverso dagli altri presenti nella zona. Attenzione a non confonderlo con il Dolmen Paolo Niuri.

Dolmen Orfine

Questo Dolmen è situato in aperta campagna, anche in questo caso circondato da vegetazione naturale, purtoppo il lastrone di copertura è rotto in due parti, l'apertura è orientata a Est; fu rinvenuto dal Maggiuli e dal Micalella nel fondo omonimo.

Dolmen Paolo Niuri

Questo monumento si trova lungo la S.P. che collega Giurdignano a Minervino, in Contrada Sant'Angelo; è ubicato all'interno di un parco privato e in buona parte ricoèerto da vegetazione spontanea; il lastrone sovrastante ha forma triangolare irregolare con un ortostato monolitico e una serie di ortostati fatti di pietre impilate, la cella si apre verso Est e viene facilmente confuso con il dolmen Gravasce.

Dolmen Peschio o Pesco

Il dolmen Peschio si trova nel fondo omonimo della periferia di Giurdignano, lungo la Via Giuseppe Garibaldi, in Contrada Sant'Angelo. Il terreno circostante presenta molte roccie affioranti, massi e cumuli di pietre, sorge su una piccola altura nei pressi di ampi uliveti. 

Il monumento è in buona parte danneggiato benchè la lastra sovrastante sia integra che poggia sull'unico ortostato rimasto, ha forma irregolare di un poligono, l'apertura guarda verso Ovest Sud-Ovest. Il megalite fu scoperto dal Maggiulli e dal Micalella nel 1910.

Dolmen Sferracavalli

Anche questo Dolmen, come il Gravasce, è ormai scomparso, si trovava nel fondo omonimo, la lstra sovrastante aveva forma quadrangolare con un caratterisrtico solco scavato tutt'intorno, poggiava su ortostati momonolitici e a pietre sovrapposte. Fu scoperto dal Mangulli nel 1892, lui lo nomimò Chinacuse 2, il De Girgi invece gli attribuì il nome con cui oggi viene definitivamente riconsociuto.

Dolmen Santa Barbara

Non esiste più questo monumento dell'antichità salentina, purtroppo è stato demolito e col tempo i resti sono stati trafugati, si trovava nell'omonima contrada.