Nel gergo salentino queste costruzioni sono conosciute come furnieddhu, chipuru, pajaru o truddhu. In ogni caso sono sempre servite unicamente come rifugio temporaneo e stagionale. I trulli hanno la forma a tronco di cono. Risalgono forse al periodo immediatamente successivo all'anno 1.000, sono a pianta circolare, monocellulari, la base è rinforzata da un anello speciale, costruito appositamente per reggere il maggior carico della costruzione. Queste abitazioni erano fatte con muri a secco (tramite l'utilizzo di pietre cercate e trovate in aperta campagna e senza alcun ausilio di materiale cementizio). Con questo metodo e con questa pietra si costruivano i trulli e ogni tipo di muro di cinta. La maestria nella costruzione dei suddetti furnieddhi o trulli era nella difficoltà rappresentata dalla chiusura della volta, per questa si ricorreva ad un impasto di fango e paglia. Da qui la caratteristica architettonica del trullo salentino: vi era sempre una scala esterna, addossata alla costruzione, il motivo della presenza di tale scala non era di carattere stilistico-architettonico, bensì pratico: la scala era fondamentale ai fini della riparazione del tetto, che rispetto al resto della costruzione era molto più fragile.
I massi utilizzati per la costruzione della scala non erano semplicemente addossati al muro della costruzione, essi facevano e tuttora fanno parte integrante del muro, in corrispondenza dei gradini erano appositamente cercati e utilizzati massi di dimensione maggiore tali da permettere di costruire il muro e contemporaneamente, grazie alla sporgenza, il profilo della scala. Infatti all'epoca non era prevista la possibilità di lavorare o approntare le pietre in base alle esigenze ricorrendo agli strumenti di cui oggi disponiamo. A volte i trulli hanno due entrate: una era fatta per l'animale e l'altra per l'uomo, in ogni caso gli ingressi si trovano entrambi sullo stesso lato della costruzione. |