Le specchie del Salento megalitico sono costituite da grandi cumuli di pietre di diversa forma, alte fino a dieci metri, sviluppate su una forma principalmente conica con base circolare. Sorgono disseminate qua e là nei pressi delle zone vicine al mare, su delle collinette o nel mezzo di grandi altipiani.
Secondo alcuni paletnologi esse non hanno costituito delle vere e proprie speculae, ossia delle vedette con lo scopo di avvistamento per la difesa del territorio, come starebbe ad indicare il recente nome, ma rappresentano i ruderi di antiche costruzioni a scopo di abitazione, fatte di pietre addossate l'una all'altra senza cemento, come i trulli di Lecce o i nuraghi sardi. Secondo altre fonti le specchie sarebbero i resti di costruzioni innalzate dall'uomo primitivo a scopo di difesa. Infine altri studiosi ritengono che siano delle tombe onorarie, quindi con scopo funerario, simili a quelle descritte da Omero, Virgilio e Plinio e quindi conformi anche alla grave mora che coprì il capo di Manfredi citato da Dante.
Tra il 1928 e il 1932, Cesare Teofilato condusse indagini nella campagna di Francavilla Fontana. Venne fuori che nella specchia di Castelluzzo era presente una struttura architettonica a carattere difensivo; all'interno vi erano segni di celle funerarie e frammenti di terracotte; tutti segni questi che fanno pensare che le specchie fossero destinate ad uso di sepolcri e di fortini gia in tempi messapici.
Nel 1941 però vennero effettuate ulteriori ricerche sulle specchie dalla Soprintendenza alle Antichità della Puglia, attraverso lo smantellamento graduale delle specchie di Monte Maliano in agro di Erchie, Schiavoni nel territorio di Manduria, Talune presso Ceglie Messapica.
Ciro Drago invece parla in modo dettagliato di un suo studio. Secondo lui le specchie salentine sono databili in un'età storica e riconducibili alla difesa delle singole cittadine con strutture di sostegno alle loro basi. Inoltre distingue le specchie in due tipi; le specchie grandi che compaiono solo nella zona del Salento e le specchie piccole presenti in tutta la Japigia. Queste ultime si possono collegare all'età del ferro e sono a carattere funerario, con una cella centrale che ricorda i dolmen, ossia formata da grosse lastre di pietra, situate di taglio, con la piccola porta rivolta verso oriente e piccolo dromos.
Sempre lui riferisce che undici "piccole" specchie, quasi tutte rinvenute e fatte spietrare nell'agro di Vernole, restituirono un grande numero di cocci di una ceramica ad impasto di colore rossiccio,alcune fibule di bronzo e resti di scheletri umani in posizione rannicchiata. Per quanto questo tipo di monumento sia abbondante in Salento, possiamo dire che sta scomparendo in modo progressivo.
Nonostante ciò, quelle che restano, e sono per la maggior parte specchie "grandi", non sono ancora così poche. |