I menhir e il megalitismo salentino, ultimi citati ma non meno importanti monumenti della storia antica, sono dei lunghi parallelepipedi con base rettangolare e piuttosto squadrati. Sono piantati al suolo, quasi sempre nella roccia e proprio per questo vengono chiamati anche pietrefitte. Hanno un'altezza media di circa quattro metri e, i menhir salentino sono molto simili a quelli della Cornovaglia, delle isole Baleari e dell'Inghilerra, della Sardegna e della zona di Bari.
Una caratteristica comune a quasi tutti i menhir della provincia di Lecce e quella che le loro facce più larghe sono orientate da nord a sud e molti di questi hanno una sensibile pendenza probabilmente causata dal cedimento del terreno nel corso del tempo.
In quanto al loro scopo i pareri degli studiosi sono diversi. Il pensiero più diffuso è che dietro ognuno di essi vi sia un significato religioso. Con la nascita del Cristianesimo, la Chiesa mise in atto ogni metodo possibile per distruggere in Puglia la litolatria, ossia la venerazione di idoli di pietra, molto diffusa tra le popolazioni. Ad ogni consiglio dei vescovi seguivano una serie di minacce per far scomparire sia dall'abitato che dalle campagne questi falsi idoli. A nulla valsero però le loro minacce; allora pensarono bene di cristianizzare queste figure imponendo un segno della Croce in cima ad ognuno di essi e timbrando a colpi d'accetta il medesimo simbolo su ogni colonna.
In questo modo tali pietre potevano rimanere erette perché santificate.
Gli antichi menhir vennero quindi trasformati in Osanna e verso di essi convennero i sacerdoti e il popolo per invocare nelle ricorrenze festive, la grazie del Cielo.
Si portavano in processione, clero e fedeli, dopo la celebrazione della benedizione delle palme nella domenica prima di Pasqua. Venivano innalzati i ramoscelli d'ulivo ai quali era attribuito il potere di tenere lontani gli spiriti del male. E' molto importante dire che questo rito è ancora presente in molte località del Salento. Il fatto della cristianizzazione delle pietrefitte contribuì alla loro conservazione nel corso del tempo; probabilmente questo è uno dei motivi per cui sono arrivate "intatte" fino ai giorni nostri. |