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Cereali

I cereali più diffusi erano il grano e l'orzo; il prodotto veniva in parte venduto ed in parte macinato per il consumo domestico, per il pane e la pasta che ogni famiglia preparava in casa; talvolta il grano era utilizzato nei cibi direttamente come chicco.

Ogni famiglia preparava il pane per il proprio fabbisogno e se non possedeva un forno in casa lo portava a cuocere nei forni che i privati mettevano a disposizione della gente, a fronte di un compenso (a volte in natura, in pane stesso o in legna).

C'erano due tipi di pane principali: le pucce, panelle rotonde di grandezza variabile, mediamente di un chilogrammo (con le varianti dell'aggiunta di olive nere  le voliate o di uva passa le passulate o di pomodoro a pezzetti, capperi e cipolla affettata: il pizzu, di forma schiacciata), e le frise
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Il cibo ordinario dei contadini nel Salento è il pane di orzo coi legumi; e perciò nel territorio salentino l'orzo è molto coltivato come nella Grecia e nelle isole jonie.

Un pane particolare è la frisa o friseddha (dal latino fresus, tritato), pagnottelle che a metà cottura vengono tolte dal forno, tagliate in due in senso orizzontale e rimesse nel forno.

Essendo un biscotto come le gallette di militare memoria la frisa rimane integra e croccante anche per un mese, conservata nella capasa (recipiente di terracotta a due o tre manici, panciuto e dalla bocca larga).

Si prepara da mangiare nella seguente maniera: in ammollo in acqua per un paio di minuti, si sgocciola e si condisce con olio, sale, origano e pomodoro sempre, con l'aggiunta di quello che si ha a disposizione: insalata, capperi, verdure sott'olio e sott'aceto, tonno sott'olio...

La frisa era la colazione di mezzogiorno dei contadini, che la preparavano in campagna durante una pausa del lavoro, condendola con i prodotti di stagione.

Nelle famiglie ricche il pane si preparava con periodicità più frequente, anche settimanale, così da avere sempre le pucce fresche; nelle altre famiglie, il pane si preparava una volta al mese; queste ultime producevano delle pucce in più rispetto al loro fabbisogno, e ne regalavano una o due ad alcuni vicini, i quali nelle settimane successive ricambiavano l'attenzione: così che ciascuno aveva il pane sempre fresco, secondo una contabilità pignola ed insieme segno della solidarietà grande dei Salentini.

Pane Casereccio

Preparazione: mettere la farina sulla spianatoia a fontana, incorporare il lievito di birra sciolto in un po' di acqua tiepida, l'olio "sfumato" con la buccia di arancia, un'abbondante spolverata di pepe nero macinato fresco, un pizzico di sale. Lavorare a lungo il composto in modo che ne risulti una pasta omogenea e liscia.

Ricavare dei maccheroni grossi quanto il dito indice, tagliarli a pezzetti di circa cm 2 e scavarli con l'apposito attrezzo o sui rebbi di una ...

Taralli Pugliesi

Preparazione: impastare la farina con l'olio, il lievito sciolto in acqua tiepida, il vino, un pizzico di sale, una spolverata di pepe nero macinato fresco. Lavorare la pasta fino a quando risulterà elastica e liscia e si staccherà dalla spianatoia.

Fare i taralli partendo da un maccherone grosso un dito. Tagliare in pezzi di cm 15 circa e congiungere le due estremità. Mettere i taralli a lievitare per due ore su un canovaccio. In una pentola far ...

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