Carpignano Salentino, cripta di Santa Cristina. Giunti a Carpignano si sosta in Piazza Madonna delle Grazie e si procede alla visita della cripta. L’ipogeo conserva alcuni tra gli affreschi più importanti del periodo bizantino, non solo per la loro antichità (X- XI sec.), ma soprattutto perché nelle iscrizioni sono custoditi i nomi dei committenti e dei pittori e le date precise degli interventi pittorici. Nell’abside destra è affrescato Cristo in Trono con la Madonna Annunziata e l’Arcangelo Gabriele. L’insieme, noto come “gruppo di Teofilatto”, risale al 959. L’abside sinistra è occupata dal “gruppo di Eustazio”, il pittore che lo realizzò nel 1020. Recenti restauri hanno portato alla luce altri notevoli affreschi che hanno arricchito ancora di più il patrimonio delle testimonianze bizantine nel Salento. Lasciato Carpignano ci si dirige verso Castrignano dei Greci.
Castrignano dei Greci, cripta di Sant'Onofrio. Giunti a Castrignano ci si dirige in Largo S. Onofrio dove si trova l’omonima cripta. Vi si accede da due ingressi con scale recentemente restaurati. L’impianto architettonico, risalente al VI sec., è molto interessante, ma la mancanza della decorazione pittorica e interventi poco felici di consolidamento che si sono succeduti nei secoli, hanno danneggiato l’originale assetto dell’insieme. Lasciato Castrignano dei Greci ci si dirige verso Cursi.
Cursi, cripta di San Giorgio o Santo Stefano. La cripta di Cursi è ubicata in Vico Blanco, presso l’antica piazza del paese. Vi si Accede da una botola, dato che l’ingresso principale è murato e l’ipogeo ha subito rimaneggiamenti nel corso del tempo. Nonostante tutto, la cripta ha conservato gran parte del suo apparato pittorico, composto da santi guerrieri, San Giorgio e San Teodoro, protettori dell’esercito bizantino, da santi anonimi, da un Cristo Pantocratore e da Santa Parasceve Eremita, unico caso nel Salento. Gli interventi pittorici spaziano dal XII- XIII sec. al XV sec., quando la cripta fu interrata e dimenticata. Da Cursi ci si dirige verso l’antico centro di Muro Leccese, situato lungo la strada Maglie- Otranto (SS 16).
Muro Leccese, chiesa di Santa Marina, ruderi di Santa Barbara. Giunti a Muro Leccese ci si dirige all’incrocio tra via Corsica e via Arimondi, dove si trova la chiesa di Santa Marina del X sec. Dedicata in origine forse a San Nicola, fu realizzata con blocchi di pietra delle mura messapiche. A navata unica con abside semicircolare, la cappella era in origine ricoperta da affreschi dedicati in parte a San Nicola di Myra, dei quali restano solo alcune tracce. Il campanile della chiesa è un elegante reperto d’età romanica. Della cappella di Santa Barbara, posta lungo la strada per S. Cesarea Terme, restano solo i ruderi costituiti, anche in questo caso, da blocchi d’età messapica. Sulla vecchia strada per Palmariggi, si trova la cappella di S. Maria di Pompignano che presenta affinità costruttive con la chiesa di S. Marina, ma è in parte crollata. Da Muro Leccese si raggiunge la vicina Sanarica.
Sanarica, cripta San Lasi, cripta dell’Assunta. Giunti a Sanarica ci si dirige verso la zona detta San Lasi, dove si trova l’omonima cripta. Si tratta di un ambiente unico, con un pilastro centrale, nel quale sono individuabili solo tracce di affreschi e d’intonaco. La cripta anonima posta sotto la chiesa dell’Assunta, si presenta come un ambiente a tre navate scandite da quattro pilastri. In parte crollata, ha conservato buona parte degli affreschi che, purtroppo, non versano in buone condizioni e parte dell’iconostasi. Si prosegue per San Cassiano passando da Botrugno.
San Cassiano, cripta Madonna della Consolazione. La cripta si trova nel centro abitato tra via Roma e via Monticelli e presenta un ingresso per strada. Sebbene sia stata manomessa per essere “latinizzata”, la cripta conserva ancora l’aspetto originario. La decorazione parietale reca chiari i segni della “latinizzazione” nelle scritte in latino che affiancano le figure dei santi. L’apparato decorativo è databile tra XII- XIII e XVI secolo. Da San Cassiano si arriva a Poggiardo.
Poggiardo, cripta di Santa Maria. La cripta, riportata alla luce nel 1929, si trova nel cuore del paese, in via Don Minzoni, presso la Chiesa Madre. Un primo intervento di tutela consistette nel consolidamento della struttura per salvare l’importante ciclo pittorico. Successivamente si è proceduto al distacco degli affreschi, che sono attualmente conservati presso il Museo degli Affreschi di Santa Maria, sito in Piazza P. Episcopo, sempre a Poggiardo. La decorazione pittorica è ricca di raffigurazioni e di buona fattura. Pregevoli la rappresentazione della Vergine tra Arcangeli, dell’Arcangelo Michele e dei SS Cosma e Damiano. Anche se l’intervento di distacco degli affreschi è stato indispensabile per salvare la sola testimonianza pittorica, la cripta nel suo insieme è stata cancellata, snaturando il sito e precludendo la possibilità di un recupero totale. Da Poggiardo si giunge alla vicina Ortelle.
Ortelle, cripta Madonna della Grotta. Nella periferia del paese sono documentate due cripte delle quali una è interrata e l’altra è dedicata alla Madonna della Grotta. Questa è sormontata da un piccolo campanile. La cripta si presenta a tre navate scandite da due pilastri, mentre il grosso della decorazione pittorica, di rozza fattura popolare, risale al XVII sec. Degli affreschi originali si è salvata solo una scena della Passione, databile intorno al XIII sec. Da Ortelle è facile raggiungere l’importante centro di Vaste, ricco di insediamenti rupestri.
Vaste, cripta dei SS Stefani. Situata fuori dall’abitato, la cripta dei SS Stefani è stata ricavata in un banco di roccia tufacea, tagliato per ottenere la facciata e il fianco. La zona adiacente è ricca di grotte adibite anticamente adibite a eremi e sepolture. L’impianto della cripta è a tre navate, terminanti in absidi, scandite da ben sei pilastri. La decorazione parietale complessa e ricca di iscrizioni ed è databile tra XI- XII e XV- XVI sec. Lasciata Vaste, l’altra tappa è Uggiano la Chiesa.
Uggiano la Chiesa, cripta di San Solomo o Sant’Elena. Sulla strada vicinale Pomari, che da S. Nicola di Càsole portava verso Porto Badisco, si trova la dedicata a S. Solomo o S. Elena. L’impianto architettonico ha subito alcune modifiche, come lo sfondamento dell’abside, ma si è conservata l’iconostasi litoide. La decorazione pittorica, che avrebbe bisogno di restauri, annovera due affreschi, una Vergine con Bambino e S. Solomo, databili intorno al XIV sec. Lasciato Uggiano la Chiesa, ci si dirige verso Giurdignano, un piccolo centro molto antico.
Giurdignano, cripta anonima e cripta di San Salvatore. Nelle vicinanze del paese sono presenti numerosi insediamenti di carattere rupestre, specialmente lungo le strade per Minervino di Lecce e Giuggianello, dove si possono individuare alcuni menhir e grotte adibite sia ad uso civile che liturgico. In paese, in via San Vincenzo, si trova la cripta di San Salvatore, con impianto basilicale a tre navate terminanti in absidi, scandite da quattro pilastri cruciformi. Di grande importanza è il soffitto, scolpito per creare un percorso simbolico interno che porta verso le absidi. La cripta conserva l’iconostasi litoide e i tre altari originali, decorati con una leggera scanalatura verticale. La decorazione parietale si presenta frammentata degradata. Gli affreschi più pregiati sono del XIII sec., ma la decorazione dovette proseguire fino al XV- XVI sec. Lasciato Giurdignano, ci si dirige alla volta di Otranto.
Otranto, insediamenti rupestri e chiesa di San Pietro. Giunti a Otranto conviene proseguire a piedi seguendo il tracciato del Canale dell’Idro o di Carlo Magno. Si sale così su una lieve ondulazione nota come Monte Sant’Angelo, sul quale si trova la cripta omonima e l’insediamento rupestre della Valle dell’Idro. Sulle pareti di roccia si possono notare molte incisioni dei tristemente noti vascelli turchi. La cripta risulta molto danneggiata e conserva intatta l’iconostasi litoide con le navate, terminanti in tre absidi. Della decorazione parietale si conservano solo due affreschi, anch’essi molto danneggiati e ascrivibili al XIII- XIV sec. Tornati nell’abitato, ci si dirige verso il Colle della Minerva, dove si trova l’insediamento rupestre della Valle delle Memorie. Appaiono anche in questo caso numerose grotte e la cripta dedicata a San Nicola.
Questa presenta un impianto molto articolato che è stato fortemente rimaneggiato. Della decorazione pittorica restano solo tracce d’intonaco e colore e croci greche e latine incise nella roccia. Entrati nel centro storico, ci si dirige in Piazza del Popolo e da qui verso la chiesa di San Pietro (X sec). Si tratta di un edificio di piccole dimensioni accostabile, per la sua tipologia, alla Cattolica di Stilo e al San Marco di Rossano, entrambe in Calabria.
L’edificio, la basilica di Otranto in epoca bizantina, è a croce greca inscritta, con tre navate scandite da quattro pilastri. L’interno era arricchito da affreschi, tra i quali spicca la Lavanda dei piedi, sulla volta della navata sinistra, databile al X sec. e attribuibile a Teofilatto, il pittore attivo nella cripta di Santa Cristina a Carpignano Salentino. Sulla strada per i Laghi Alimini si trova infine l’insediamento rupestre di San Giovanni, con grotte ricche di graffiti, incisioni e iscrizioni. Da Otranto si prende la strada per Maglie e da qui per Lecce (SS 16).
Sternatia, cripta di San Pietro e cripta di San Sebastiano. Uscendo dal paese, ci si dirige verso la masseria Caraffa, nei pressi della quale si trova la cripta di S. Pietro a navata unica con iconostasi litoide. I resti della decorazione pittorica originale si possono far risalire al XII- XIII sec. con ulteriori interventi del XVIII sec. In via Neviera si trova la cripta dedicata a San Sebastiano. L’ipogeo è a navata unica con pilastro centrale e altari di rito latino. La decorazione pittorica è databile tra il XII e il XIII sec. con sovrapposizione di più stili. Rilevante è la presenza di una sinopia per un affresco mai realizzato, unico esempio nel Salento. Lasciata Sternatia, ci si dirige verso Galatina.
Galatina, cripta di Santa Maria della Grotta. La cripta si trova lungo la strada vicinale detta “della Grotta”, sotto la cappella rurale dedicata all’Assunta. Dalla cappella, due ingressi posti ai lati dell’altare permettono di accedere alla cripta che ha subito profondi mutamenti nel corso del tempo. L’impianto doveva in origine essere simile alla cripta di Vaste. La decorazione pittorica può essere divisa in due gruppi di cui uno databile tra XIV e XV sec. Da Galatina ci si dirige verso il vicino centro di Sogliano Cavour dove si trova, sotto la chiesa di S. Maria Ausiliatrice, la cripta della Madonna del Riposo, completamente ristrutturata, ma nella quale resta solo l’affresco della Natività. Dal paese ci si dirige verso Supersano, passando da Cutrofiano.
Supersano, cripta della Coelimanna. La cripta presso il santuario della Madonna di Coelimanna (XVIII sec.). L’edificio ipogeo ha subito modifiche nel corso del tempo, ma ha mantenuto l’originale impianto collegato con cavità naturali adiacenti. Rilevante è la presenza di iscrizioni sia in greco sia in latino. La decorazione pittorica può essere divisa in due gruppi, uno iconico e uno decorativo; quest’ultimo, più tardo, può essere ascritto al XV sec, mentre gli affreschi figurati risalirebbero al XIII sec. Da Supersano si giunge alla volta di Ruffano.
Ruffano, cripta anonima sotto la chiesa del Carmine. La cripta, posta sotto la chiesa del Carmine (XVIII sec), si trova nel centro del paese. L’edificio non ha una forma ben precisa e la decorazione parietale è concentrata vicino all’ingresso. Gli affreschi, di buona fattura, sono purtroppo rovinati, anche se non mancano pregevoli esempi come nel San Marco e nell’Annunciazione. La datazione degli affreschi oscillerebbe tra XI- XII e XIV- XV secolo. Da Ruffano si raggiunge Ugento passando per Taurisano.
Ugento, cripta del Crocifisso. L’antico centro messapico di Ugento conserva la cripta del Crocifisso nei pressi del bivio per Casarano e Melissano, nelle cui vicinanze è possibile rintracciare anche tombe dell’Alto Medio Evo. Architettonicamente, l’ipogeo si presenta diverso rispetto all’impostazione originale a causa di interventi che ne hanno modificato la struttura. La decorazione pittorica è priva di continuità e comprende diverse scene, mentre la volta è decorata con affreschi raffiguranti animali fantastici. Interessante è anche la visita agli insediamenti rupestri vicini. Da Ugento si Giunge a Casarano e il vicino Casaranello.
Casarano, cripta del Crocefisso o di Santa Costantina; Casaranello, Santa Maria della Croce. Ubicata sulle serre di Casarano, la cripta è quasi del tutto d’origine naturale. L’ipogeo, di forma vagamente rettangolare, termina in due corridoi, di cui uno legato al culto e l’altro destinato forse a deposito di derrate. Il programma decorativo può essere diviso in due diversi interventi, di cui uno con l’Arcangelo Michele e santi anonimi, più antico e di difficile datazione; l’altro, di minore importanza, databile tra XVI e XVII sec. in corrispondenza con la ripresa del culto nella cripta.
A Casaranello, nella chiesa di S. Maria della Croce, sono custoditi bellissimi affreschi d’epoca bizantina e medievale. Tra le pitture legate al rito greco spicca la bellissima Santa Barbara, superbamente ingioiellata. Nei dipinti medievali, i carcerieri di Cristo hanno tratti somatici mongoli e sono pertanto databili al XIII secolo, in corrispondenza con l’avanzata degli uomini di Gengis Khan. Da Casarano, passando per Matino, si giunge a Parabita.
Parabita, cripta di Santa Marina e cripta Cirlicì. Nella Piazzetta di Santa Marina si trova l’omonima cripta, ad aula unica con decorazioni pittoriche di gusto popolare. Nella zona detta Tufare, presso il canale detto “Cirlicì”, si trova l’omonima cripta, costituita da due ambienti comunicanti grazie ad un piccolo corridoio. Purtroppo la decorazione parietale è stata per lo più trafugata o è stata distrutta da crolli. Di pregevole fattura, il manto pittorico era ascrivibile al XII secolo. Da Parabita si torna a Galatina e ci si dirige verso Nardò.
Nardò, cripta di Sant’Antonio Abate; cappella di Locagnano. La cripta di S. Antonio Abate si trova fuori Nardò ed è realizzata a navata unica. La decorazione pittorica correva lungo tutto il perimetro, così da formare un ciclo unitario da ricondurre, probabilmente, ad un’unica mano. Gli affreschi si presentano rovinati e quasi illeggibili, ma nel complesso danno l’idea della bellezza originale della cripta, che fu affrescata fra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo.
Mancano iscrizioni in lingua greca. La cappella di Locagnano, posta lungo la strada per San Pancrazio, si trova sotto una cappella rurale abbandonata e presenta delle decorazioni pittoriche, in parte ancora visibili, databili attorno al XV sec. Nei dintorni si possono notare numerose tombe del periodo medievale, alcune delle quali ancora integre. Da Nardò si procede alla volta di Veglie, passando da Leverano.
Veglie, cripta detta “la Favana”. L’ipogeo è ubicato nei pressi del Convento dei Francescani ed è costituito da un’unica nave absidata, cui si accede da un corridoio. La decorazione pittorica sviluppa un programma omogeneo il quale, unico esempio rimasto, si estende anche al soffitto. Tra i numerosi santi rappresentati anche S. Antonio da Padova e San Francesco, segno che la decorazione della cripta si è sviluppata nel corso dei secoli, inglobando anche santi della tradizione latina. Purtroppo la decorazione del soffitto è molto danneggiata e, nonostante l’omogeneità dell’intervento, è possibile individuare gli stili dei diversi pittori che operarono, presumibilmente, intorno al XV sec. Nella cripta si svolgevano celebrazioni liturgiche sia per la comunità greca, sia per quella latina, visto che la zona era abitata da popolazioni miste. Da Veglie, passando per Carmiano e Arnesano, si ritorna a Lecce. |