L'itinerario alla scoperta dei castelli inzia con il castello di Carlo V a Lecce. La fortezza è testimonianza di due epoche: il mastio è del periodo normanno, mentre l'impianto attuale appartiene al XVI sec. quando, su commissione dell'imperatore Carlo V, l'architetto Gian Giacomo dell'Acaya, l'ideatore dell'omonima cittadella fortificata, progettò le quattro spesse cortine, rafforzate da altrettanti imponenti bastioni a punta di lancia. Il complesso, frutto delle più moderne tecniche costruttive in campo militare, fu isolato da un profondo fossato oggi scomparso. Le spesse murature, le cannoniere per il tiro radente e i numerosi pezzi d'artiglieria di cui disponeva, facevano della fortezza di Lecce un impianto inespugnabile. Al XVII sec. sono da ascrivere la cappella e le bellissime decorazioni in stile Barocco Leccese che non alterano la maestosità del castello. Dopo anni di abbandono, il castello di Carlo V è rinato e attualmente è sede di mostre, convegni e spettacoli.
Copertino, Castello; da Lecce, strada per San Pietro in Lama, procedere per Lequile-San Cesario di Lecce e seguire le indicazioni per Copertino. giunti a Copertino, è facile raggiungere il bellissimo castello, fiore all'occhiello dell'edilizia militare del Salento. Voluta nel 1540 dai Castriota-Scanderbeg, signori di Copertino, la fortezza fu progettata dall'architetto militare Evangelista Menga, che dell'antico castello conservò solo il mastio, mentre fece realizzare ex novo quattro cortine raccordate tra loro da quattro imponenti bastioni angolari a punta di lancia, secondo le più moderne tecniche costruttive rinascimentali. L'importanza del castello di Copertino è dovuta, oltre che all'armonia delle strutture, all'importanza rivestita nel sistema difensivo del Salento, in particolare nel piano di fortificazione voluto da Carlo V, volto ad impedire il ripetersi di situazioni come la caduta di Otranto in mano ai Turchi nel 1480 o il sacco di Castro del 1537. Attualmente il castello è tornato al suo antico splendore ed è sede di convegni e mostre.
Cavallino, castello dei Castromediano; da Copertino, strada per San Pietro in Lama, procedere per Lequile-San Cesario di Lecce e seguire le indicazioni per Cavallino; giunti a Cavallino, si procede verso il castello che presenta tre diversi momenti di interventi costruttivi. Del Quattrocento è la zona Nord, dove si trova l'entrata da cui si accedeva ad un'area difesa da un torrione a base quadrata. La zona Est, che presenta la facciata merlata e un bastione, è frutto dell'intervento del Cinquecento. Il lato Ovest, con le arcate di rinforzo, è invece frutto della ricostruzione del Seicento. Costruito in pietra leccese, il castello conserva ampi saloni di rappresentanza e una sontuosa scalinata, oltre a stanze minori e di servizio, segno dell'uso civile cui fu destinata la preesistente fortezza.
Acaya, Fortezza di Gian Giacomo dell'Acaya; da Cavallino si torna a Lecce e da qui si prende la strada per Strudà-Acaya; entrati ad Acaya, subito s'impone la mole del castello, fondamentale per la difesa di Lecce dai pericoli provenienti dal mare. Il piccolo villaggio di Segine fu ceduto, nel XIV sec., dal Re Carlo II d'Angiò ai dell'Acaya per il valore e la fedeltà verso la corona. Alla fine del XV sec. Alfonso dell'Acaya iniziò la costruzione del castello che fu portata a termine, nella prima metà del XVI sec., dal figlio Gian Giacomo, illustre architetto civile e militare, il quale cinse di possenti mura il piccolo centro e ne modificò il nome in Acaya. La fortezza è costituita da un corpo centrale di forma trapezoidale, munito di due torri cilindriche di chiaro impianto aragonese e di un baluardo a punta di lancia. Visitando Acaya si ha l'impressione di essere tornati indietro nel tempo, tanto bene si sono conservate le strutture e l'impianto quattro-cinquecentesco. Il castello è sede di mostre e manifestazioni di carattere culturale.
Roca Vecchia, ruderi del Castello; da Acaya ci si dirige verso Vanze e da qui verso l'Oasi delle Cesine. Si prosegue lungo la litoranea fino a Roca Vecchia. le origini di Roca Vecchia affondano nella notte dei tempi. Città messapica, della quale si conservano le fondamenta delle titaniche mura, fu conquistata dai Greci e poi dai Romani. Della rocca fatta costruire da Gualtieri VI di Brienne, conte di Lecce, nel XIV sec., restano solo i ruderi, a testimonianza della vitalità di questi luoghi. Nel 1480 la rocca fu devastata dalla furia dei Turchi che se ne impadronirono, minacciando così da vicino la stessa Lecce. L'occupazione tuttavia fu breve e i Turchi, per non frammentare le loro forze, preferirono rientrare ad Otranto, non senza aver dato alle fiamme la rocca e il villaggio. Nel Settembre del 1480 giunse a Roca il Duca di Calabria con i suoi fedelissimi e qui fece allestire il campo operativo, in vista della riconquista di Otranto. Ulteriori truppe cristiane si erano arroccate nel castello di Castro per chiudere i Turchi in una morsa a tenaglia. Recuperata Otranto nel 1481, Roca rientrò nel piano di fortificazione del Basso Salento, che prevedeva la costruzione di una torre di avvistamento, della quale si conservano i resti e di strutture per la moderna artiglieria. Sguarnita di un presidio militare sufficiente a difenderla, Roca divenne meta di incursioni piratesche e si ritenne opportuno raderla al suolo nel 1544 per evitare che diventasse un covo di pirati. La zona archeologica e i ruderi della fortezza, fanno di Roca Vecchia un luogo di grande fascino.
Sternatia, Castello; da Lecce-Maglie (SS 16), svoltare per Sternatia; Sternatia, centro d'origine greca, fu sempre città difesa da imponenti fortificazioni, come testimonia un tratto dell'antica cinta muraria dell'Alto Medio Evo. Nell'XI sec. i Bizantini costruirono un fortilizio in posizione elevata per dominare le campagne circostanti. Nel 1480, il castello di Sternatia divenne il principale quartier generale dell'entroterra per le truppe scese in campo per liberare Otranto dai Turchi. Nel 1481, ritenuta Sternatia strategicamente vitale per la difesa dell'entroterra, il castello fu ampiamente ristrutturato e potenziato. Nel XVII sec., il marchese Granafei vi fece una grandiosa residenza fortificata. Il complesso, di forma quadrangolare, si articola su due piani, rimaneggiati nell'Ottocento. I grandi saloni interni si presentano finemente affrescati.
Corigliano d'Otranto, Castello De Monti; da Sternatia si torna sulla Lecce-Maglie (SS 16) a da qui svolta allo svincolo per Corigliano d'Otranto; giunti a Corigliano d'Otranto, si procede verso P.zza Castello e si sosta comodamente presso i giardini pubblici. Il castello fu costruito agli inizi del XVI secolo dall'architetto Angelo Conioneo e su commissione di Giovan Battista De Monti. Si tratta di uno dei più bei modelli di architettura militare nel periodo di transito, fra le tecniche costruttive medioevali e le sofisticate sperimentazioni rinascimentali. La fortezza presenta un corpo centrale munito di quattro torri circolari angolari, ciascuna dedicata ad un santo protettore del quale reca scolpito un bassorilievo, con simboli delle virtù. Si hanno così le torri di S. Antonio Abate, S. Giorgio, S. Giovanni Battista e S. Michele. La facciata in stile Barocco fu edificata ex novo nel 1667 dal nuovo proprietario Francesco Trani che, in tempi più pacifici, volle fare della fortezza una dimora lussuosa e degna dei suoi illustri proprietari. Attualmente il Castello De Monti ospita mostre d'arte e d'antiquariato, convegni e manifestazioni culturali.
Otranto, Castello Aragonese; da Corigliano d'Otranto si torna sulla Lecce-Maglie (SS 16) e si seguono le indicazioni per Otranto; giunti ad Otranto, si può sostare presso i giardini pubblici e procedere a piedi alla visita delle fortificazioni della città. Su Otranto grava ancora il triste ricordo dei fatti del 1480 e la paura del terribile Turco vive ancora sulla bocca e nei racconti della popolazione locale. Delle fortificazioni precedenti il 1480 non si hanno notizie certe, oltre ad alcune tracce di mura romane e alto-medievali inglobate nel castello. Giunti in P.zza Castello, si erge la fortezza Aragonese che, di fatto, è opera dei viceré spagnoli. Ricostruito dopo la riconquista del 1481, il castello presenta un impianto con quattro torri cilindriche a base scarpata, collegate da possenti cortine ed è diviso dalla città da un profondo fossato. Pare che abbia preso parte al riassetto delle fortificazioni anche il celebre architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini. Al 1578 risale il baluardo a punta di lancia che si protende verso il mare, che ingloba nella sua struttura una superstite torre medievale. Frutto delle moderne tecniche di difesa, il puntone aveva lo scopo di proteggere i fianchi del castello. Il piano di fortificazione interessò anche la città vecchia che fu munita di torri e mura per la difesa da un eventuale attacco portato da terra. Imponenti sono la Torre Ippolita, la Torre Duchesca e la Torre Alfonsina, una torre doppia aperta al centro che funge da ingresso alla città vecchia. Su questo lato della città vecchia, si trova un piccolo fortino a forma di bastione che batteva il porto e la terraferma. Per meglio comprendere il dramma vissuto da Otranto, è indispensabile una visita alla cattedrale, che fu devastata dai Turchi, dove si trova una parte dei resti degli 800 martiri che furono decapitati sul Colle della Minerva.
Castro, Castello; da Otranto si prosegue lungo la spettacolare litoranea fino a Castro; sulla costa tra Otranto e Santa Maria di Leuca sorge Castro e il suo porto, che costituisce un approdo sicuro e pertanto fu sempre obiettivo di sanguinose azioni piratesche. La tradizione vuole che Castro sia stata fondata dai Cretesi come punto di rifornimento ed emporio. Passata ai Greci e poi ai Romani, fu da questi munita di una rocca, rafforzata nei secoli dai Bizantini e dai Normanni. Nel 1480 Castro subì lo stesso tragico destino di Otranto e Roca e, dopo essere stata saccheggiata, fu data alle fiamme. Divenuta punto di forza della strategia per riconquistare Otranto, Castro rinacque nel XVI sec. sotto i Gattinara. Il castello fu interamente ricostruito nel 1572 sui resti dell'antica rocca, con quattro baluardi angolari e possenti cortine. Castro fu saccheggiata ancora nel XVI sec. (1537 e 1573) e per questo fu ulteriormente potenziata dal viceré Pedro De Toledo, che si occupò di ratificare nel Salento il piano di fortificazione di Carlo V. Furono quindi potenziati anche i centri interni e fu realizzata ex novo la rete di torri di avvistamento, le quali ancora oggi punteggiano tutta la costa salentina.
Andrano, Castello dei Caracciolo; da Castro si prosegue lungo la litoranea e si giunge a Marina di Andrano. Da qui si seguono le indicazioni per Andrano; a pochi chilometri dal litorale adriatico sorge Andrano, piccolo centro che conserva un grandioso castello. Il nucleo più antico si fa risalire al XII sec., quando erano gli Spinola a governare queste contrade. Passato nel Seicento ai Caracciolo, assunse l'aspetto attuale di raffinata dimora gentilizia. Di impianto quadrangolare, il castello conserva i due imponenti baluardi quadrati della facciata, con basi scarpate e toro marcapiano. Sul retro del castello è presente una torre cilindrica, frutto di successive sistemazioni. Terminata la sua funzione puramente difensiva, nel Sei-Settecento il castello fu rimaneggiato per ospitare i feudatari e la corte, come testimonia il raffinato balcone della facciata, impreziosito da particolari tipici del Barocco Leccese.
Depressa, Castello dei Gallone-Winspeare; da Andrano proseguire direttamente per Depressa; entrati a Depressa, ci si dirige verso il piccolo castello. Distrutto dai Turchi nel 1480, il castello fu interamente ricostruito nel 1548 e, nel 1600 fu acquistato dai Gallone, principi di Tricase. Nell'Ottocento fu adibito a masseria e, dopo secoli di abbandono, nel 1885 fu interamente restaurato e rimaneggiato dai nuovi proprietari, i Gallone-Winspeare. Del Cinquecento si conservano le torri quadrate e il loggiato che si affaccia su un cortile, arricchito nell'Ottocento da un porticato. Al centro vi si trova la colonna detta del "palazzo dei Secondogeniti del Principe", dove si trovava una sorta di tribunale feudale. Il lato Ovest costituisce la parte più antica, con tracce del XIV sec., quali le mensole che dovevano sostenere il cammino di ronda.
Tricase, Castello dei Gallone; da Depressa proseguire direttamente per Tricase; le prime notizie del castello di Tricase risalgono al XIII sec. Nel XV sec. Tricase appartenne a nobili e potenti casati che contribuirono a farne crescere il prestigio e a potenziarne le strutture. La città era difesa da un profondo fossato e da una poderosa cinta muraria, nella quale si aprivano due porte, una verso il mare e l'altra verso l'entroterra. Il castello fu saccheggiato e semidistrutto dai Turchi nel 1480, facendo terra bruciata attorno ad Otranto. Caduta in disgrazia per circa un secolo, Tricase rinacque nel 1588, quando passò ai potenti Gallone che si occuparono di rinforzare le strutture difensive. Il castello è quadrangolare e, delle quattro torri di impianto quadrato, conserva solo le due della facciata, sulla quale si apre l'ingresso dove campeggia lo stemma dei Gallone. Le sale interne sono ampie e, un tempo, ben arredate, segno che il castello servì da dimora signorile.
Tutino, Castello dei Gallone; da Tricase proseguire direttamente per Tutino; fuori dell'abitato Tutino conserva un piccolo, ma ben fatto castello. Edificato nel 1570 per opera dei Trani, nel XVII sec. passò ai Gallone di Tricase. Benché di piccole dimensioni, il castello presenta torri angolari e intermedie quadrate con base scarpata, circondate da un fossato. Nonostante la mancanza di notizie, la zona posteriore del castello sembrerebbe antecedente al XVI sec. Nel corso del tempo, l'aggiunta di sovrastrutture adibite ad abitazioni e i restauri non sempre felici, hanno compromesso l'austerità originale del complesso. Fino a pochi anni or sono, nel castello erano presenti arredi, mobili e tele di scuola napoletana, a testimonianza che il fortilizio aveva perduto il suo ruolo difensivo originale, per assumere quello di nobile dimora. Castello di Gallipoli.
Gallipoli, Castello Aragonese; da Lecce (SS 101); da Maglie (SS 459); dal Capo di Leuca (SS 27. In treno. giunti a Gallipoli, ci si dirige verso la città vecchia attraversando il Corso. Conviene sostare nei pressi del ponte e procedere a piedi alla visita del centro storico. Gallipoli vecchia (dal greco kalè polis, città bella) sorge su un isolotto collegato alla terraferma da un ponte. Furono i Veneziani, nel XV sec., a progettare di tagliare l'istmo che legava alla terraferma la penisola di Gallipoli, per collegare i due porti naturali e per rendere meglio difendibile la città. Pare che Gallipoli abbia avuto un imponente sistema difensivo sin dal tempo della Magna Grecia e poi dei Romani. Le fortificazioni dei Bizantini resistettero addirittura all'urto dei Normanni. Gli Angioini rinforzarono il castello preesistente facendo costruire l'imponente bastione poligonale, ma furono gli Aragonesi a rendere le fortificazioni più solide e sicure. Alla fine del Quattrocento, l'architetto senese Francesco di Giorgio Martini progettò la costruzione delle tre robuste torri angolari scarpate e dell'avamposto del Rivellino, proteso verso la terraferma. In origine questa struttura era collegata al castello, ma poi fu staccata e vi si accedeva da un ponte levatoio. Questo complicato sistema difensivo, unito ai molti pezzi di artiglieria e al valore della popolazione locale, servirono a scoraggiare eventuali invasori. |