Sia lungo le coste Salentine che percorrendo le campagne, si ha l'occasione di imbattersi in alcuni monumenti di culto: le cripte. Si tratta di antichi luoghi di culto che possono distinguersi in cripte scavate nella roccia e cripte scavate nel sottosuolo. Ad utilizzare questi anfratti come luoghi di culto, che fossero nella roccia o che fossero nel suolo, furono i monaci Basiliani, che fecero di queste cappelle sotterranee dei siti di preghiera. Le cripte all'origine erano state abitazioni preistoriche o grotte naturali, in ogni caso i monaci si adattarono agevolmente a questi ambienti angusti.
Le cappelle potevano essere organizzate in cripte ermetiche e isolate o cappelle costruite al centro di altre grotte invece abitate, quest'ultima distinzione è legata ai due tipi di vita dei monaci Basiliani: una vita di totale isolamento nel primo caso, e una vita dedicata al monastero nel secondo.
Le cripte hanno un'architettura molto semplice: la base ha una forma rettangolare con un'unica navata e un unico abside; proseguendo la cripta si allarga e le navate diventano tre, con un abside ciascuna, sono separate da pilastri. Un'altra particolarità della cripta sono le pareti, in genere affrescate con delle tempere che ricoprono strati di fango o la roccia pura, i dipinti sono stati classificati a seconda delle iscrizioni e della data, questi ambienti cultuali spesso contengono dipinti di epoche diverse che si sovrappongono tra di loro rendendo così molto difficile dare una data e un riferimento epocale preciso. Si tratta in genere di raffigurazioni di Santi orientali e scene di vita evangelica, conservate ancora oggi nella loro originale forme e bellezza. Il soffitto, invece, nella maggior parte dei casi è piatto, in altri casi è stato lavorato al punto da fargli assumere l'aspetto di una volta o di una cupola a forma lenticolare. Queste lavorazioni si possono ammirare nella cripta dell'Annunziata ad Erchie, che è di tipo megalitico, scavata in una grotta naturale con una costruzione di pietra che protegge l'ingresso; e nella cripta di Patù situata all'interno delle macerie di una Centopietre che molto probabilmente risale all'era messapica.
Il fenomeno monastico dei greco-Bizantini ebbe inizio secondo lo studioso Prandi, con la migrazione dei monaci greci nel Salento. I monaci Basiliani iniziarono a diffondere nelle popolazioni locali, usi e costumi tipicamente Bizantini, la stessa diffusione fu favorita dalla preesistenza di alcuni caratteri già trasmessi nelle popolazioni, perché colonizzate in precedenza dai greci o perché avevano già avuto uno scambio culturale con essi. I monaci in breve tempo occuparono le varie grotte sparse lungo la costiera salentina e nell'entroterra, modificandole in dormitori o chiesette.
Tali testimonianze si possono ammirare in varie località Salentine: la cripta di Santa Maria a Muro Leccese, cripta di Santa Apollonia a Santa Maria di Leuca, la Madonna del Gonfalone a Tricase, la cripta di Santa Maria a Miggiano, cripta Coelimanna a Supersano, cripta Santa Maria degli Angeli e i SS. Stefani a Poggiardo e a Vaste, la cripta della Favana a Veglie, cripta di Santa Marina e Cristina a Carpignano Salentino e la chiesa rupestre del Crocefisso a Ugento; e in altre località come Giurdignano, Gallipoli, Ruffano, Ortelle, Otranto, Sanarica, San Cassiano, Specchia, Squinzano, Giuliano.  |