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Archeologia del Salento e della Puglia

La ricerca archeologica finalizzata alla ricostruzione del paesaggio pugliese e salentino ha avuto negli ultimi quindici anni un forte impulso grazie agli studi condotti sul campo. Infatti attraverso lo studio delle fonti, gli scavi e le ricognizioni sul territorio è stato possibile identificare un numero considerevole di siti archeologici che abbracciano un arco cronologico ampissimo che, partendo dalla preistoria, arriva sino alle fasi finali del Basso Medioevo ed oltre.

La regione ha in realtà una storia lunghissima, e l'archeologia ha permesso di ridare alla luce preziose testimonianze di vita ed espressione artistica tra le più antiche e rilevanti di tutto il suolo italico, come ad esempio i graffiti delle grotte Zinzulusa e Romanelli, risalenti a 12.000 anni fa, e la moltitudine di dolmen, menhir e specchie che avvicinano le locali culture preistoriche a quelle dell'Europa occidentale.

Di particolare interesse sono gli scavi condotti nel Salento (Cavallino, Vaste, Muro Leccese ecc.) per far luce sull'enigmatico popolo dei Messapi, noti anche coi nomi di Calabri, Salentini e Iapigi, e sulla cui storia permane tuttora un alone di misero. Ed è ancora il Salento a documentare i più antichi contatti tra la penisola italiana e l'oriente come testimoniano le tombe di Cellino S. Marco (databili all'inizio del II millennio a. C.) e le cripte ipogee, di gusto e rito bizantino ed ancora decorate da mirabili affreschi. Del passaggio della Roma imperiale sono tornati alla luce lo splendido anfiteatro che occupa buona parte della centralissima Piazza S. Oronzo a Lecce (l'antica Lupiae), il teatro romano e alcuni tratti ben conservati della vecchia via Traiana che metteva in comunicazione Lupiae con Brundisium (Brindisi). A Taranto, sono invece conservati gli importanti ritrovamenti risalenti alla civiltà greca in Puglia.

Grande ed importantissimo è infatti il nucleo di ceramiche, provenienti soprattutto dagli scavi della necropoli tarantina, il quale vanta vasi, coppe, anfore e le inconfondibili ceramiche in stile di Gnathia (vernice nera e figure chiare con colori di diversa gradazione, dal rosso al giallo), per finire alle ceramiche aretine in rosso corallino di età romana. Un'altra sezione offre invece la possibilità di ammirare i preziosissimi ori della Peucezia, da Ruvo di Puglia, del VI sec. e i prodotti tarantini del IV secolo (orecchini, anelli, un singolare nucifrangibulum, cioè uno schiaccianoci bronzeo, costituito da due manine mobili) provenienti dagli scavi delle ricche necropoli cittadine.

Allo steso museo appartengono la kore marmorea da Montegranaro, lo Zeus bronzeo di Ugento, la testa di Apollo in calcare e un'altra testa, probabilmente di Hera, in marmo e calcare. La storia cruenta della Puglia e la moltitudine di popoli che nei secoli si sono succeduti sul territorio trovano testimonianza in altri due importantissimi siti archeologici: gli scavi di Egnazia (centro messapico in origine, poi bizantino ed infine importante porto romano situato tra Bari e Brindisi) e di Canne della battaglia, luogo del mitico scontro tra Annibale e i romani. Altri siti di notevole interesse hanno ridato la luce ad insediamenti di origine medievale. Si tratta in maggioranza di insediamenti rurali per i quali le fonti scritte disponibili, in particolare per l'età bizantina e per il successivo periodo normanno-svevo, sono estremamente avere di informazioni.

I casali rinvenuti hanno fornito precise indicazioni sulle difficili condizioni del lavoro nei campi, sul costume e sulle abitudini quotidiane di allora. Saltano all'occhio in particolare gli studi compiuti a Martano in Povincia di Lecce sul casale di Apigliano, un antico villaggio, somigliante per strutture e spazi ai chorion bizantini, importante proprio perché aperto e non in possesso di alcuna misura difensiva come era invece per il Kastellion.

Cartina delle Zone Archeologiche del Salento Provincia di Lecce
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